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PanaRotta, aggiustiamola!

Sabato 27 gennaio 2024, si è svolta sui pendii della Panarotta una pacifica e gioiosa marcia. Più di duecento persone si sono trovate a muovere insieme i propri passi accomunate da un’idea diversa di montagna, una modalità altra di vivere le alte quote e il turismo, che si allontana dall’anacronistica e miope visione monocolturale dell’industria dello sci. Lungo il percorso che ha condotto i partecipanti verso la vetta, si sono alternati gli interventi di rappresentanti delle associazioni promotrici e di ospiti del mondo del giornalismo e della letteratura che hanno richiamato l’attenzione dei presenti sugli aspetti critici, sia sotto il profilo sociale che sotto quello ambientale, di un modello di sfruttamento indiscriminato della montagna e delle sue risorse che è necessariamente destinato ad esaurirsi.

Attraverso le voci di Stefano Musaico, Tommaso Bonazza, Marco Albino Ferrari, Francesca Caprini, Pietro Lacasella e Michele Nardelli si è delineata l’immagine di una montagna in sofferenza, che fatica a trovare i giusti strumenti di gestione politica, sociale ed economica per fare fronte alle sfide del nostro tempo. 

Marco Albino Ferrari, autore e giornalista, ha rimarcato il valore civico della presenza alla manifestazione e ha poi fornito un’analisi sulle dinamiche legate allo sci di massa: “Noi siamo qui perché siamo la società civile che è attenta, che ha a cuore l’ambiente ma anche l’economia, che non si volta dall’altra parte. […] Dispiace quando chiude una piccola stazione sciistica, si fa di tutto per tenerla in vita. Ma bisogna prendere atto che sono vinte dai cambiamenti climatici. Ci sono ricerche che dicono che dall’inizio degli anni duemila il mercato dello sci è giudicato maturo. Se da un lato le piccole stazioni sciistiche chiedono l’aiuto della mano pubblica, dall’altro i grandi comprensori chiedono l’aumento del demanio sciabile. […] Siamo di fronte ad un bivio: ‘si è sempre fatto così’ è un argomento che sentiamo spesso. Dall’altra, c’è un argomento più difficile da sostenere, perché bisogna avere le idee. Da una parte c’è una scelta di comodo, una non scelta, e dall’altra c’è un ripensamento generale di questo comprensorio con una vista magnifica”. 

Pietro Lacasella, autore e antropologo “Siamo qui tutti assieme spinti da una parola. E questa parola è transizione, […] una parola che ci spinge ad adattarci, provando a differenziare l’offerta turistica invernale. […] Dal mio punto di vista la Panarotta potrebbe diventare un ottimo esempio per guidare la programmazione turistica che verrà”.

I cambiamenti climatici e l’evoluzione dei contesti socio-economici ci impongono dunque un ripensamento radicale del nostro rapporto con i luoghi montani. La Panarotta, così come molte altre montagne trentine, sta risentendo ormai da anni dell’innalzamento delle temperature e di una difficoltà di gestione strutturale, eppure proprio questi limiti, che hanno determinato la chiusura degli impianti di risalita per la seconda stagione consecutiva, si stanno rivelando sempre di più come una preziosa occasione per immaginare un nuovo futuro. Nel corso dei due ultimi inverni, la Panarotta è stata frequentata da molte famiglie, escursionisti, ciaspolatori e sci alpinisti, che hanno scelto questo luogo proprio in virtù della sua tranquillità, del suo valore paesaggistico e della grande varietà di attività praticabili, rese possibili dall’utilizzo creativo dei vasti spazi della stazione sciistica dismessa. Questo fenomeno, avvenuto in modo del tutto spontaneo, oltre a mostrare il bisogno di vivere in modo più lento e consapevole gli ambienti montani, espresso da un numero crescente di persone, indica anche la strada percorribile, a livello di gestione politica, per promuovere una frequentazione delle terre alte che sia più sostenibile, equilibrata e rispettosa dei delicati equilibri naturali che la caratterizzano.

Grazie a chi era presente, fisicamente o nello spirito. Restiamo connessi.

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