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A proposito di…tutela degli animali

Verrebbe da chiedersi: a che punto siamo?

La risposta non è facile e neppure soddisfacente, specie per coloro che, più di altri, mostrano un’attenzione ed una sensibilità nei confronti degli animali più accentuata di altri. Avrete già capito a quale componente sociale intendo riferirmi.

Ricordo che nel 2022, poi indicherò gli estremi temporali precisi, al momento della pubblicazione di una certa norma, nel Paese si levò un diffuso coretto, dal variegato universo animalista, che plaudiva all’iniziativa parlamentare volta ad inserire in Costituzione l’affermata tutela degli animali. Io fui e rimango scettico e diffidente.

Con la legge di rango costituzionale 11 febbraio 2022 n.1, l’art. 1 portò alla modifica/integrazione dell’art. 9 della nostra Carta costituzione, cui fu aggiunto il seguente comma o capoverso che sia: “(La Repubblica) tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Per rispondere all’interrogativo di cui sopra (“a che punto siamo”), sarebbe più esaustivo ribattere che NULLA è cambiato, al di là delle parole spese e delle (pie?) intenzioni dei parlamentari che hanno cambiato, in parte qua, la nostra Costituzione. Anzi, a ben vedere, sta prendendo corpo una odiosa ed intollerabile neo-normativa sulla caccia, frutto dell’imperante “leghite”, che sta demolendo i principi (pochi) di tutela della fauna selvatica, dando vita alla riforma della legge nazionale sulla caccia – 157/1992 – tramite un disegno di legge noto come “legge sparatutto”. I suoi promotori, di noti marchi politici, prima della consultazione politica europea, vogliono catturare il consenso dei nembrotti e loro “viciniori”.

Dalla legge costituzionale sopra citata emerge un evidente (negativo) distinguo, e cioè: mentre l’Ambiente riceve una tutela costituzionale diretta, gli Animali potranno godere di protezione SOLTANTO SE lo Stato, con legge ordinaria (futura), ne disporrà la loro tutela. 

Quindi, “campa cavallo che l’erba cresce…”.

Va anche rilevato che i nostri parlamentari si segnalano spesso per la loro inescusabile disattenzione e superficialità. Avrebbero potuto/dovuto, e sarebbe stata buona cosa, definire gli animali quali esseri senzienti, ma hanno evitato di farlo. Troppo impegnativo…, non si sa mai…

E dire che l’art. 13 del TFUE (trattato di funzionamento dell’unione europea) così recita: “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale”. 

In ragione di detto principio (quanto alla macellazione degli animali) l’art. 4 del Dlgs. 6 novembre 2013, n. 131, consente la pratica della macellazione secondo riti religiosi (halal per i mussulmani, kosher per gli ebrei) che provocano sofferenze inumane, inaccettabili, vergognose, barbare, nei confronti degli “esseri senzienti”. 

Voi che, forse, leggerete queste righe, recatevi in un macello e verificate con gli occhi e con quelli dell’anima, le sofferenze immonde determinate da questa pratica che è stata legalizzata per il “rispetto” di altri credi religiosi che non hanno alcuna originaria radicazione nell’Unione europea ma che sono stati rispettati in quanto provenienti da altri ben noti lontani Paesi. 

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